Difficile parlare quando muore una persona.
Ancora più difficile farlo se quella persona è un ragazzo di appena 28 anni, e se quel ragazzo muore per una partita di calcio.
Eppure mi sento in dovere di dire la mia, di urlare ancora una volta che si è oltrepassato ogni limite.
Perchè quelli che partono dalle loro abitazioni con spranghe, cinghie e quant’altro non sono tifosi, sono delinquenti, e non hanno niente a che fare con il gioco del calcio.
E se è vero che non sopporto l’italiana moda di rendere tutti martiri, sarebbe comunque ipocrita dare tutta la colpa di un sistema allo sfascio, solo a certe frange estremiste; la colpa è anche dei media, sempre pronti DOPO e mai prima, sempre pronti ad infangare e creare ODIO anzichè un certo tipo di cultura sportiva, quella che dovrebbe insegnarci a vincere, ma soprattutto a perdere.
La colpa è anche dei nostri dirigenti sportivi, troppe parole e pochi fatti, sempre pronti a reclamare e ad attacare e mai pronti ad assumersi le responsabilità.
Facciamo tutti un mea culpa, abbassiamo i toni, tutti assieme, e anche in questo settore uniamoci contro coloro che invece prendono il calcio come una scusa per farsi la guerra, o per farla fare a qualcuno d’altro.
Aggiornamento
Se ne parla anche qui L’intolleranza della diversità e in questa lettera scritta da una mamma Juventina a Stefano Discreti.
Articoli assolutamente da leggere e sui quali riflettere.
Vuoi vedere che…