C’era una volta il calcio, molto molto tempo fa.
Uno sport bellissimo, una palla e 22 giocatori, 11 contro 11 con l’obiettivo di fare un goal in più dell’avversario.
Poi arrivarono i soldi, tanti soldi, la televisione, troppa televisione, e arrivò anche la sentenza Bosman…

Una squadra in particolare, la seconda squadra di milano, grazie al suo magnate, un potente appartenente ad una famiglia di petrolieri, ed ai suoi numerosi vassalli, capì prima degli altri come stavano evolvendo le cose e iniziò a costruire la squadra perfetta.
Riuniti a palazzo, il magnate e i suoi vassalli pianificarono il tutto con dovizia di particolari.
Le cose però non andavano come dovevano, il magnate spendeva e spandeva, comprava a prezzi folli e svendeva a prezzi stracci; ben presto si diffuse la voce tra i circensi, di un posto magnifico dove tutto era concesso e nulla era dovuto.
Orge e manicaretti si sprecavano, e le domeniche e gli anni passavano senza la benché minima ombra di scudetti e coppe.
Il magnate non si capacitava di come lui, ricco e potente, non riuscisse nel suo gioco preferito.
Continuamente riconvocava a palazzo i suoi vassalli, cercando di capire come e cosa fare per iniziare finalmente, meritatamente e giustamente a vincere.

Decisero quindi di investire anche su altri canali, e pur mantenendo alti gli ingaggi dei propri circensi, che nel frattempo arrivavano da tutte le parti del globo dando vita ad una babele internazionale, iniziò una costante opera di mistificazione di quanto avveniva sui campi da gioco.
Gli altri vincevano rubando. Doping, doping amministrativo, arbitri corrotti, arbitri comprati, giocatori pagati per giocare male o più bene del solito a seconda di chi era l’avversario.
Il tempo passava e la realtà si mischiava con il clamore dei lamenti del magnate e dei suoi vassalli.
Anche gli 007 erano nel frattempo all’opera, pedinavano gli avversari ma anche i propri circensi, in un circolo infinito di spionaggio ambientale e telefonico che alimentava un clima basato sul dubbio e sulle scorrettezze.
Tutto era ormai lecito. Non passava domenica in cui il pianto non si alzasse sotto diverse forme dal palazzo del magnate.
Il popolo dei piangina era immerso in una totale isteria collettiva, che finiva per coinvolgere sia i circensi che il magnate stesso.
Si narra addirittura di un motorino lanciato dal terzo anello, ma anche se questa è una favola, ciò non è possibile. I motorini non volano…

Le sconfitte continuavano, e con esse le manifestazione di isteria. Razzi contro i giocatori, risse a fine partita degenerate in scazzottate e cacce all’uomo, interventi oltre il limite regolamentare di guerra, aggressioni ad arbitri e guardalinee per ogni decisione contro.
Memorabile la sceneggiata riguarda alla punizione in cui Del Piero, re della squadra più blasonata di Italia, fece l’ennesimo goal in casa dei piangina, ammutolendo uno stadio intero e fissando il risultato sul 2a1.
Per quella punizione scoppiò il finimondo, annessi e non concessi chiusura degli arbitri negli spogliatoi e rissa contro tutto e tutti in diretta tv.
Il magnate era ormai prossimo a sbroccare definitivamente, ma i frutti della sua campagna iniziavano a maturare e di li a poco avrebbero dato vita a quella che fui poi conosciuta come Farsopoli.

Il resto è storia recente. La Juventus viene mandata in serie B.
Il magnate inizia a vincere. Vengono addirittura scippati alcuni circensi dalla tanto odiata Juventus.
Il magnate continua a vincere. Si narra di 53 partite senza un rigore contro. Si narra di un goal segnato con 8 giocatori in fuorigioco. Goal di mano nei derby, giocatori con patente di qualsiasi intervento e protesta, rigori inventati a go-go (anche qui si narra di un rigore fischiato perchè un giocatore colpì la palla con un orecchio ma il magnate ha dato ordine di distruggere tutte le prove, quindi dovrete accontentarvi di questa testimonianza scritta), etc.etc.

Il popolo dei piangina non piange più, ora esce in massa dalle tane in cui si era rifugiato.
Te lo ritrovi in ogni forma in ogni luogo. La cassiera è interista. Il barista è interista. I tuoi colleghi sono interisti; prima dicevano di non seguire il calcio ma di giocare a subbuteo per hobby, ora ti fissano con la loro sciarpa nerazzura ed il sorriso da bambino troppo cresciuto, che ha scoperto le caramelle, ma pensava fossero più buone…
E’ tutto un gran fermento, ora si vince finalmente, e tutti sono felici e contenti.
Quasi.

Quasi perchè quando si nasce piangina non si può morire felici…
Nel frattempo infatti a dirigere i circensi, ora arrivati a 11 su 11 stranieri, è arrivato un portoghese.
Dicono che vince tutto. E’ fortissimo, forte forte fortissimo. A fare cosa non lo si è ancora capito, ma quando parla tutti gli altri stanno zitti. Sarà perché dice un sacco di frasi ad effetto o perché comunque va sempre dritto al sodo, si infervora per un niente e ne ha sempre per tutti. Ma anche se vince non è felice.
E allora inizia pure a lamentarsi. Dice che tutti ce l’hanno con lui, che l’italia non gli piace, che l’inter viene danneggiata, che c’è un clima strano, che non è possibile questo e quest’altro.
Litiga con tutti. Allenatori, opinionisti, giornalisti (si narra che ne ha picchiato uno, reo di avergli fatto una domanda fuori dal programma del magnate), ogni avversario è nel suo mirino.

L’inter continua a vincere ma inizia nuovamente a lamentarsi.
Il portoghese incassa sanzioni su sanzioni, patteggia a spada tratta, poi nasconde la mano e tira sassate.
Come quella volta che mentre Buffon faceva un puro gesto di fair play durante Juve-inter lui dopo solo 15 minuti già stava facendo di tutto per scaldare gli animi dei propri seguagi sugli spalti e nei bar di mezza italia. Ancora una volta si lamentavano, questa volta di un presunto fuorigioco o chissà cosa.
Il portoghese sbraitava e applaudiva ironicamente l’arbitro. Non stava più in se stesso ma forse era felice di esser davvero diventato un piangina, rosso e partita in tribuna, ops a bordo campo. Si lamentava continuamente e per proseguire il clima di fair play decise di metter in campo balotelli, uno dei circensi più scorretti che si sia mai visto sui campi da gioco, uno capace di spaccare entrambi gli zigomi a Legrottaglie, un povero discepolo, e di finire la partita senza neanche un’ammonizione.
Tal balotelli era così “balo”, come dicono i seguagi interisti, da riuscire ad attirare su di se le bestemmie e gli improperi di tutte le tifoserie di italia. I fischi, rigorosamente non razzisti ma dovuti alla pochezza del calciatore, lo raggiungevano ovunque giocasse facesse la sua apparizione.
Nel dubbio il magnate decise di far ricadere comunque la colpa sul fenomeno del razzismo, ed in particolare sugli unici tifosi razzisti e anti balotelli d’italia, gli Juventini ovviamente. Multa e squalifica del campo seguirono.

Dicevamo insomma di quanto il portoghese non perdesse occasione alcuna per fare clamore, per insorgere contro questo o quest’altro, per dimostrare quanto lui fosse speciale, speciale nell’attaccare il sistema contro l’inter.
Ma l’inter vinceva. Questo era ed è il problema.
Come si fa a vincere e a lamentarsi contemporaneamente?
Questa è la parte magica della favola, quella in cui nonostante le vittorie a tavolino, poi senza avversari, quindi proseguite per manifesta superiorità dei propri assoldati (nel frattempo erano entrati a far parte dei vassalli anche numerose giacchette nere) gli interisti non erano soddisfatti e volevano tornare a lamentarsi.
Lamentarsi è nel loro dna, nel loro stile. Il portoghese è speciale in questo, ecco perché siede su quella panchina.

E così anche questa settimana è andato in onda il loro show, capitanato dal portoghese ovviamente, simbolo delle manette e pubblico tutto contro l’arbitro, tagliavento. Lo stesso che riusci a fischiare 3 rigori contro la juve appena tornata in serie a (tim). Uno di loro quindi, parte dello show potrei pensare. Però lo specialone non c’era ancora e nessuno gliel’ha detto, così lui fa il gesto delle manette e pensa tra se, anche stavolta ho colpito nel segno, e addirittura senza parlare, tanto al massimo patteggio, due lire euro (15mila euro circa per la precisione) e chissenfrega.
O forse è così avanti che il segno delle manette era rivolto a sé stesso?

Arrestatemi prima che sia troppo tardi e a furia di abbaiare finisce che qualcuno morde davvero…

Mourinho sta davvero esagerando, deve intervenire Abete e, se lui non ce la fa, allora intervenga Gianni Petrucci o il ministro Roberto Maroni perché bisogna finirla con questa continua istigazione alla violenza”: questa la frase che circola, con insistenza, nel mondo arbitrale.

Oggi Massimo Moratti intanto ha telefonato a Giancarlo Abete: si è lamentato per le ultime direzioni di gara.

fonte ed ispirazione idea della favola: repubblica.it

Sono tornati. I PIANGINA sono tornati.


tags:

Scrivi un commento